Una Costa più che Azzurra.

Dal mio viaggio in Costa Azzurra porto a casa i colori pastello. Quelli della sabbia, delle mura antiche, dei locali ben arredati. Porto a casa i grigi del cielo dipinti di palme a Juan Les Pins, grigi che in pochi minuti cedono il posto all’azzurro più puro.

Il bianco delle nuvole, delle barche ormeggiate al porto Vauban di Antibes che ha visto l’imponenza del Dilbar catturare gli sguardi di tutti i passanti, oscurando anche la magia del mare. Uno yacht lungo 156 e largo 24, di proprietà del magnate russo Alisher Usmanov. Una villa moderna galleggiante.



Porto a casa il ricordo del vento, forte e freddo che tra i colori oro degli scogli della spiaggia di La Garoupe non turba gli amanti che si baciano e non sentono età.

L’imponenza del faro che sormonta quella spiaggia. Rettangolare e tra i più alti del Meditteraneo, accanto ad un piccolo santuario da cui ammirare il panorama tra Cannes, Grasse e Nizza.


Porto a casa l’immagine del Nomade di Jaume Plensa.

Una figura nostalgica e pensierosa che si apre al mare e che da lontano si fa vedere nella sua pesantezza di acciaio. Quando arrivi vicino puoi invece toccare con mano la sua leggerezza. Un’opera fatta di lettere circondate d’aria. Lettere con cui costruire parole, frasi e pensieri, detti e non detti.


Porto a casa il profumo del mercato di Antibes. I tea alla viola, le spezie pungenti, le fragole al sapore di fragola (finalmente!), i fiori delicati.

Le case matte abitate dai pittori pronti ad accoglierti e a raccontanti della loro arte. Chi la esibisce, chi gelosamente teme, invece, la si copi e non vuole essere fotografato.

E poi gli innamorati di Peynet, i murales di Cannes e le sue vetrine, il lusso, l’arte.


Soprattutto il talento esposto nelle gallerie. Una in particolare quella di Belair Fine Art con le opere di Joel Moens. Minuscoli bacini femminili in bikini, come pixel, a formare immagini di donne bellissime.

E trovare locali che conoscono perfettamente il tema del Gluten Free. Pochi, ma presenti. A Cannes “La casa di nonna” tra pasta, tartine all’avocado e torte di ogni tipo. Il profumo di tè verde alla viola, di pancake e di dolci decorati, quelli di Choopy’s cupcake e coffee shop ad Antibes. Il salato dei formaggi nelle crepes al grano saraceno de La Creperie di Juan Les Pins.


E poi il giallo delle pareti dell’appartamento in cui abbiamo alloggiato. Tanti dettagli, tanta cura. La sensazione di stare in una seconda casa. Quella del Sweet Inn.

Ritorneremo? Forse sì, forse no. Sicuramente siamo rincasati con tanti ricordi nel cuore, non da ultimo una "finestra di fronte" che racconta di due innamorati e il senso del tempo che scorreva lento che ci ha accompagnato leggero come il volo dei gabbiani.



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