Danimarca. Una Terra per "ripartire".



4 viaggiatori 18 giorni 4980 km percorsi 5 nazioni 16 tra paesi e città 3 appartamenti 3 alberghi 12 finestre senza grate 2 tende 18 ore di sole quotidiane 14 acquazzoni 4 arcobaleni 1 macchina insabbiata sulle dune 1 alta marea non programmata 1 cellulare frantumato 3 tempeste di sabbia 1 scarpina persa 3 tramonti in Land sul bagnasciuga 1 pantalone scolorito dal sale 1 puntura di vespa 5348 fotografie 1 cartolina. Abbiamo perso il conto del vento freddo, delle risate, delle emozioni, delle volte in cui ci siamo stupiti e commossi. Resta il desiderio di “ripartire”.

Questa la sintesi di una vacanza che ci ha portato, in macchina, da Monza sino al punto più a Nord della Danimarca, Skagen, dove il Mare del Nord e il Mar Baltico si incontrano. Da lì un percorso itinerante in questa nazione tanto diversa dalla nostra Italia e altrettanto meravigliosa. Un viaggio del cuore che per noi ha avuto un valore speciale per una serie di vicissitudini personali che lo hanno preceduto. Un viaggio che vi racconterò per singole tappe e con immagini così che, leggendo con attenzione o saltando da una riga ad una fotografia, possiate trarne ispirazione.

La Danimarca mi ha incantato per la natura così incredibilmente meravigliosa, sconvolgente, selvaggia e commovente.

La Danimarca mi ha sorpreso per lo spirito di libertà, tranquillità e civiltà che vi si respira. Bambini con i capelli bagnati liberi a giocare per le strade. Bambini parcheggiati all’ombra nei passeggini, lontani dalle madri. Bambini biondissimi in gruppo nelle biciclette cargo. Nessuna grata alla finestre. Nessuna tenda ai vetri perché tutti rispettano quello che si vive all’interno della Casa. Nessun controllo evidente nei musei. Tanto rispetto e pulizia per le strade.

La Danimarca mi ha fatto innamorare per la bellezza e la spensieratezza del suo popolo (nonostante non manchino persone in evidente difficoltà).

La Danimarca mi ha insegnato con il suo senso del "tempo" e con il suo modo di vivere “Hygge”. Una filosofia da conoscere, da imparare e da mettere in pratica.

La Danimarca ha il sapore di una terra da cui "ripartire", ricominciare, tornare diversi. Una terra in cui ritornare.


GIORNO 1 (verso la Danimarca)

Siamo partiti da Monza ed arrivati a Würzburg dopo aver percorso in 10 ore solo 620 Km. Prima di partire si deve mettere in conto che, in agosto, sono tantissimi i lavori in corso in Germania e i tempi si dilatano. Io ne ho approfittato per guardare fuori dal finestrino e per assaporare paesaggi, campi, cieli pieni di nuvole e quel verde tanto reale da sembrare finto.

Würzburg è una bellissima cittadina in Franconia attraversata dal fiume Meno. Quello che più colpisce è l’architettura e l’atmosfera di vacanza creata dalle tante persone che all’ora dell’aperitivo passeggiano sul ponte vecchio con i bicchieri in mano.

A cena abbiamo trovato @maulaffenback_wuerzburg un ristorante attento al senza glutine che è riuscito ad accontentare tutta la famiglia. Io mi porto a casa il ricordo di un buonissimo Fränkisches Schweineschäufele (non riuscirò mai a pronunciare il nome): maiale arrosto con polpette di riso e cipolle calde caramellate. Lo so, sarà poco chic, ma la vacanza è libertà e niente regole.


GIORNO 2 (ancora in Germania)

La giornata è stata quasi interamente in viaggio. Siamo arrivati al Km 920 e quindi ad Hannover. Nessuna visita alla città, ma solo al Parco Tiergarten dove abbiamo incontrato questo splendido daino che si è lasciato avvicinare e fotografare.

Diciamo che l’ultimo sguardo più che una posa mi è sembrato una messa in guardia. L’istinto non sbaglia mai. Mi sono allontanata. Dal basso sono usciti improvvisamente gli animali più piccoli. Googlando ho scoperto che i daini in estate crescono i propri cuccioli e che per proteggerli possono diventare (giustamente) molto aggressivi.

GIORNO 3

Entrati finalmente in Danimarca e raggiunto il km 1605 siamo arrivati a Løkken, punto in cui ci siamo fermati 6 notti per poter visitare tutto lo Jutland del Nord.

Non dimenticherò mai l’arrivo sulla lunghissima spiaggia percorribile per quasi 20 km in macchina. Sembra incredibile la quantità di sabbia, dune, vento, pioggia, nuvole, sole e arcobaleni che si avvicendano. Sembra di essere ai confini del mondo, pronti a rotolare chissà dove. La luce sembra non finire mai. Prima di tutto si percepisce Vita. L’arrivo non è solo stato il raggiungimento di una meta, ma qualcosa di più. Come arrivare in un luogo che ci stava aspettando pronto a regalarci sensazioni ed emozioni.


GIORNO 4 Nella città di Lønstrup, nello Jutland del Nord, sorge il faro Rubjerg Knude. Inutile spiegare lo stupore di trovarsi davanti a montagne di sabbia, subito dopo aver svoltato una curva piena di vegetazione verde, dorata e rigogliosa.

Il faro, costruito nel 1900, ha iniziato piano piano ad essere avvicinato dal mare e dimenticato dalla scogliera e dalla sabbia che aveva davanti a sé. L’uomo ha tentato in ogni modo di vincere le forze della natura, ma il faro di Lønstrup ha deciso di abbandonarsi e di lasciarsi seppellire dalle dune e dalle onde. Lentamente.

La nostra visita è stata realmente un’avventura. Il vento ha ostacolato incessantemente la nostra scalata. Avevamo granelli di sabbia ovunque. Tra i capelli, negli occhi, sulla pelle e tra i denti. Tra le risate e l'incoraggiamento di chi stava tornando dalla nostra stessa meta, ci siamo spinti sino all'ingresso del faro. Una scala a chiocciola dall’apparenza non troppo stabile ci ha portato alla sommità della costruzione. Le finestre più alte ci hanno regalato uno spettacolo inimmaginabile. Perché a “sensazione” di chi non vive quei luoghi è impensabile che attaccate a tanto verde, attaccate a tanto deserto, ci possano essere scogliere di roccia e sabbia letteralmente inghiottite e modellate dal mare e dal vento.

Silenzio. Solo il rumore della natura. E spingersi più in alto, dove più alto non si può, prima che quel momento diventi perso e impossibile. Comprendere che l’uomo è niente di fronte a tanto mare e a tanto vento. Trovare un solo piccolo punto di riparo di neanche un metro, sulla cima del faro, dove una volta troneggiava la sua luce. Scendiamo e il vento decide di unirsi alla pioggia. La pelle protesta. La chioma anche. Gli occhi faticano a trovare la strada tra polvere e acqua. La sensazione è che il percorso sia lunghissimo. Infine l’arrivo. L’esperienza è indimenticabile. La definirei semplicemente Natura.


La giornata si è conclusa con una visita alla vicina città di Hjørring.


GIORNO 5

Il quinto giorno siamo finalmente arrivati a quello che era per noi una sorta di traguardo. 1670 km da casa.

Skagen è il punto più a nord della Danimarca. Qui si incontrano il Mare del Nord e il Mar Baltico. Le onde dei due mari si scontrano e si infrangono l’una sull’altro, ma le due correnti non si confondono. Mare contro Mare ognuno con la propria forza e con il proprio diverso colore. Come una storia d’amore in cui i due Mari si amano, ma ognuno mantiene comunque la propria identità.

Si arriva all'incontro dei due mari con un grande trattore. Commovente sentirsi tra due acque che non si “mescolano”. Il motivo scientifico è che i mari sono diversi per densità, salinità e temperatura. Ognuno mantiene anche il proprio colore e la propria irruenza. Intorno a noi c'erano tantissime persone pronte a provare l’emozione dello scatto fotografico senza preoccuparsi di bagnare i vestiti tra la forza delle correnti. Lo spazio è in ogni caso talmente grande da poter trovare dune isolate in cui godersi un po’ di tranquillità dalla folla e dal vento.

{Due mari che come due innamorati si fondono ma non si confondono. Ognuno con la propria identità. Ognuno con il proprio cuore.}

Il rientro, tra le dune di sabbia e la vegetazione ribelle, è consigliabile a piedi, lenti, per ammirare da lontano il verde del Mare del Nord e il grigio del Mar Baltico.


La giornata è proseguita con la visita della Chiesa dedicata a San Lorenzo di cui rimane visibile solo la sommità, perché “sepolta” dalla sabbia. Per molti è una delusione. Io trovo che il paesaggio in cui è incastonata, il colore bianco con cui è stata dipinta, la magia di qualcosa che non c’è più, la rendano sicuramente un luogo da visitare. Tra l’altro facilmente accessibile tramite un breve tratto di bosco dalla vegetazione leggera.


GIORNO 6

La giornata è iniziata con una visita a Sletterstrand, un piccolo villaggio di pescatori dove, in completa solitudine, sulla spiaggia, è possibile passeggiare tra barche a riposo. Tutto molto romantico. Tutto molto a misura d’uomo. Per gli amanti delle piccole cose. Ovviamente avrete più o meno possibilità di vedere tante imbarcazioni a seconda dell’orario in cui arriverete e di quanti saranno o meno rientrati dai loro percorsi in mare.


Ci siamo poi diretti alle scogliere di Bulbjerg. Il percorso inizia salendo in cima ad alcune distese di vegetazione verde e rigogliosa. Da lì si scende in poco tempo alla spiaggia e ci si trova davanti a rocce imponenti.

L’alta marea non ci permetteva di andare oltre e non sapevamo cosa ci sarebbe stato proseguendo sulla spiaggia dietro questa roccia. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito subito che non potevamo non aspettare l’onda giusta (quella che si ritraeva) per correre oltre. Inoltre uno di noi 4 era già fuggito oltre il visibile. Siamo arrivati a destinazione. Solo io con le scarpe zuppe. La corsa indimenticabile tra canti di gabbiani che volavano ovunque. La sensazione finale è stata di completa armonia.

La tappa ad Aalborg non era prevista. La periferia si presenta con grandi palazzi geometrici e un importante ponte che si apre per far passare le imbarcazioni. Il centro conserva il sapore delle case piccole e colorate. La sensazione è che regnino pace ed organizzazione.

Le strade sono ordinate e pulite. Le abitazioni a uno o due piani non hanno inferriate alle finestre. Non ci sono tende. Nessuno pare avere fretta. Se notano che sei in difficoltà si avvicinano e ti aiutano. Ti chiedono da dove vieni, cosa fai, chi sei. {E non è così scontato oggi che qualcuno chieda di te anziché parlare solo di sé.} Alle 17 i negozi chiudono e il centro si ferma. Forse qui hanno colto il vero sapore della vita, fatta di momenti e di quello che c’è anche oltre la “chiusura della giornata”. Forse è solo che anche noi in vacanza andiamo più piano e vediamo tutto diverso. Per una tappa piena di sapore e salute, gluten free compreso, fermatevi da @wefeat .

GIORNO 7

Giornata passata in tranquillità nella città di Løkken causa pioggia e freddo. In Danimarca il tempo è molto variabile. Ferragosto non è un giorno festivo. Abbiamo fatto cose molto semplici tra cui la spesa. Adoro i supermarket con marchi e prodotti così diversi e così uguali. Salmone e tonno promossi. I migliori mai mangiati. Quanto ai prezzi devo dire che non ho trovato la Danimarca così cara rispetto a Milano. Alcuni prodotti costano anche meno. Per restare in tema “leggerezza” sono riuscita anche a fare shopping. Meraviglioso maglione di lana a strisce azzurro avio (pantone 14-4121 TPX) e bianco. E la lana non punge. Promosso dalla “ragazza” made in Italy.

Di sera abbiamo provato a rincorrere il tramonto a Loøkken dove c’è tantissima luce. Dalle 5 alle 22. Siamo arrivati un attimo dopo lo scomparire del sole. In auto sulla spiaggia. Almeno per 10 km accanto al mare. Colori e gabbiani in volo tra vento e cielo.


GIORNO 8

Dopo aver percorso ben 2620 km dalla partenza, siamo arrivati alle dune mobili di Råbjerg Mile, le più grandi del Nord Europa tra Skagen e Frederikshavn. Alte 40 metri sul livello del mare, grandi 2 km quadrati e immerse in una vegetazione rigogliosa, queste dune sono un gioiello. Ci eravamo passati anche due giorni prima, ma era troppo tardi per iniziare l’avventura, tanto più in una distesa sconfinata.



Anche qui abbiamo trovato un vento freddissimo che ha impedito di fare fotografie importanti, ha ostacolato la nostra salita e soprattutto in pochi minuti ci ha fatto perdere l’orientamento. La sabbia ancora leggermente umida ha però facilitato la visuale. Nulla è riuscito comunque a fermare la voglia di giocare, saltare, affondare, correre e rotolarsi sulle dune.

Sabbia ovunque che entra ed esce dai vestiti. Sensazione di infinito anche perché arrivati alla cima di una duna se ne trova sempre un'altra. Senza interruzione. Quasi senza una fine.

Come Cenerentola la piccola ha perso nel deserto una scarpina. Impossibile ritrovarla. In pochi secondi probabilmente inghiottita da questo pezzo di Danimarca. Bello che un po’ di noi sia rimasto in un luogo così speciale.

Prima di rincasare siamo passati nella città di Frederikshavn. Le città e i piccoli centri in Danimarca possono non essere molto attraenti a livello di costruzioni o negozi, ma sicuramente vale la pena visitarli per respirare la cultura, il clima e la gente che li vive. Tanta cortesia e gentilezza a cui non siamo abituati. Ricordate che spesso i parcheggi anche nei centri commerciali necessitano di dischi orario o sono gestibili tramite app.


GIORNO 9

Abbiamo lasciato la punta più a nord della Danimarca e ci siamo diretti verso Århus. Per visitare questa città abbiamo deciso di soggiornare nel vicino villaggio di Knebel nella parte più vicina al mare e al Parco Nazionale Mols Bjerge. Qui l’architettura si fa più nordica e il paesaggio si fa prima collina, poi foresta e infine si lascia andare ad un verde intenso. Il mare sembra lago e il vento punge meno. La pioggia viene e va.

La nostra casa era una mansarda in stile IKEA vicina al mare e al bosco. A piano terra il laboratorio di un'artista creatrice di ceramiche, arredi, t-shirt e tanto altro. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato o forse ritrovato. Un luogo in cui ci lasci un pezzo di cuore forse anche perché la nostra quotidianità scorre tanto più velocemente rispetto a questi luoghi.


GIORNO 10

Den Gamle By è un museo all’aperto che raggruppa tantissime costruzioni provenienti da ben 20 diverse località danesi. Situato nella città di Århus, questo luogo è caratteristico perché ospita scene di vita cittadina. Si trovano botteghe, case, laboratori, officine, auto e personaggi veri che con naturalezza si incastonano in questa tanto reale ambientazione. Un viaggio in carrozza, qualche dolce in bottega, le saponette profumate che si acquistano pagando alla cassa antica. Qualche personaggio di cera o di plastica che spunta d’improvviso dalle favole, in ricordo di Andersen. Poi nella serra tra margherite e lavanda. E camminare da un periodo all’altro arrivando negli anni Settanta con i ricordi che più ci appartengono. Un viaggio attraverso il tempo pieno di poesia.



ARoS è invece il più famoso museo della città di Århus noto per Your Raimbow Panorama, una passerella dalle vetrate color arcobaleno dalla quale ammirare tutta la città. Uno dei luoghi più instagrammati della Danimarca. I visitatori si perdono a fare centinaia di fotografie aspettando il momento in cui un ”angolo” sia “libero”.


Ovviamente una foto non basta per trasferire lo stupore di vedere tutti i propri oggetti cambiare colore continuamente. Schermi, vestiti, pelle. E quando si scatta una foto, il risultato cromatico non è quello che si vedeva nell’obiettivo. La mente non si spiega come sia possibile. Divertimento assicurato.

Qui sotto dal mio canale youtube un breve viaggio all'interno dell'arcobaleno.


GIORNO 11 Siamo tornati ad Århus dove abbiamo visitato The Infinity Bridge, un ponte circolare che congiunge spiaggia e mare e mare e spiaggia, all’infinito.

Probabilmente la sua vera bellezza si coglie solo dall’alto. Per il drone quindi ci attrezzeremo. Forse. Per ora un video in modalità accelerata così vi porto a fare un giro infinito.


Tra le altre curiosità, in questa città, all'ultimo piano dei grandi magazzini Salling, potete approfittare di una una vista mozzafiato sulla città con i piedi apparentemente nel vuoto.

In cima al negozio, oltre ad un bar, troverete una passerella che oltrepassa il tetto e che termina appunto con una base e delle pareti trasparenti. Dedicato ai più coraggiosi sfidando anche qui pioggia e vento.


Uscendo dal parcheggio di Salling (nb. abbiamo perso il biglietto di uscita e tutti si sono prodigati per aiutarci - il viaggio è anche imprevisto!) ci è apparso d’improvviso questo meraviglioso graffito opera di Hans Krull intitolato The Seagull Kiss, il bacio del gabbiano. Pare che l’artista abbia realizzato due volte il dipinto. Prima nel 1985 e successivamente alla ricostruzione del palazzo.


Infine, prima di salutare Århus abbiamo fatto tappa al porto dove ci sono architetture sorprendenti, alcune ancora in costruzione. Iceberg è uno dei capolavori di quattro talenti europei: CEBRA, JDS Architects, Louis Paillard e SeARCH. L’architettura qui è piena di finestre e vetrate, senza tende. Quindi tutto brilla ancora di più. Nessuno si sogna di guardare nel nostro appartamento. So che sembra strano, ma qui la cultura è così. Io non ho resistito, ogni tanto la sera, a guardare la vita che scorre come un film dietro ad ogni finestra.


Prima di rientrare a casa, qualche scatto al Castello di Rosenholm. In Danimarca gli orari di musei e palazzi sono molto diversi rispetto ai nostri. Informatevi quindi prima di partire.


GIORNO 12 Billund è la cittadina che nel 1930 vide un falegname senza lavoro iniziare a fabbricare giocattoli in legno. I suoi mattoncini chiamati LEGO ossia “giocare bene” iniziarono ad essere amati da tanti e a riscuotere sempre più successo. Il resto è storia. Billund oggi ospita la nota Legoland e la più recente Lego House.

Della giornata trascorsa qui voglio ricordare la meravigliosa architettura minimal che sorprende ad ogni angolo per spazi che si scoprono, si rivelano, si colorano e si incastrano tra loro alla perfezione. Come Lego appunto. Voglio ricordare il personale perfettamente capace di far sentire il cliente in un gioco, trasmettendo entusiasmo e gioia. Le riunioni dei manager, al lavoro, visibili dal ristorante e dalle aree picnic. Alle 16.30 l’uscita dei lavoratori dall’azienda, pronti ad assaporare con tranquillità le sei ore di luce che li attendono. La percezione visibile che ci si trovi davanti ad un colosso di oltre 18.000 dipendenti generato da un marchio che negli anni ha creato comunanza di ideali, obbiettivi e missioni.


Lego House merita sicuramente una visita anche per perdersi ore ed ore, con spensieratezza, a creare oggetti con mattoncini di ogni forma.




GIORNO 13

3290 km percorsi e una tratta in nave per arrivare a Copenaghen. Qui il primo incontro è stato con il Superkilen, un parco pubblico urbanistico nel quartiere di Nørrebro a Copenaghen. È stato ideato da artisti e architetti che hanno deciso di rendere la zona un punto di incontro di diverse culture. Nel parco composto da tre diverse aree ci sono ben 60 oggetti provenienti da Paesi diversi.

Se all’arrivo questa montagna tanto fotografata sul web risulta una delusione, perché molto più piccola dell’immaginato, dopo aver giocato tra linee, scatti e colori e aver visto anche la multietnicità delle persone che la attraversano, sicuramente si capisce che questo è un luogo con un profondo significato. Contenta di essere arrivata fino a qui festeggiando su questa montagna il mio compleanno. Uno dei più belli.

Non dimenticate, in questo quartiere, di entrare anche in qualche piccolo bar. Persone di ogni nazionalità e nessun divieto di sigarette. Atmosfera retrò che scombussola e diverte.



GIORNO 14

Queste sono le famose casette colorate danesi del canale Nyhavn a Copenaghen. La zona, realizzata nella seconda metà del 1600, era il principale porto della capitale danese. Con il tempo divenne un quartiere malfamato, ma negli anni Sessanta si optò per la sua riqualificazione.

Oggi è la principale meta turistica di Copenaghen. Ci sono tantissimi bar, locali e ristoranti e da qui partono i principali battelli per il giro della città, esperienza da non perdere. È una zona molto suggestiva tanto più quando si osservano i 3 numeri civici (18, 20 e 67) sul canale in cui Andersen abitò e creò.

Io concludo dicendo che solo da qui mi sono resa conto che questo angolo di mondo cromaticamente perfetto è una piccola parte di Copenaghen nella quale, invece, regna architettura anche molto più dirompente e recente, quasi capace di mettere in secondo piano tanto colore. Ho detto quasi. Da qui abbiamo fatto un giro in battello. Imperdibile.


La giornata è proseguita con una visita al Reffen, un vecchio sito industriale, nel porto di Copenaghen, il quale fu sede del cantiere navale Burmeister & Wain. Qui ora sorge un mercato con street food e oltre 50 start up di vario tipo. Un centro di aggregazione culturale. Ci sono anche possibilità gluten free che all’orario in cui siamo passati non erano però attive.

In realtà in tutta la Danimarca il tema del senza glutine insieme a quello vegan è molto radicato, forse molto “moda”. L’unico consiglio è chiedere chiarimenti sull’aspetto della non contaminazione.

Ultima nota se volete fare bunji jumping siete nel posto giusto. Potete usare quella gru altissima sullo sfondo della prima foto. Io rimando ad un’altra volta, magari alla prossima vita!


GIORNO 15

Il Den Blå Planet è l’acquario più grande del Nord Europa, a Copenaghen, il quale raggiunge la capacità di 1.000.000 di litri d'acqua in circa 70 vasche. La costruzione, di grande impatto, è opera dell’architetto Carl Oluf Gjerløv-Knudsen.

Due cose da ricordare: la possibilità di sdraiarsi su grandi cuscini-letto per ammirare il panorama e quella di toccare con mano granchi e stelle marine.



Prima di rincasare siamo andati nel parco del Castello di Rosenborg dove tantissima gente all’ora dell’aperitivo pasteggiava, leggeva libri, si riposava libera alla fine di una giornata di lavoro.


GIORNO 16

La mattinata è iniziata con l’arrivo alle 11 al Castello di Amalienborg una delle più grandi opere di architetture danesi in stile rococò. La residenza è composta da vari palazzi su una piazza ottagonale al centro della quale c’è uno dei “monumenti equestri più importanti al mondo” che ritrae Re Federico V.

Lo spettacolo del cambio della Guardia è atteso ogni giorno alle ore 12. Le guardie si lasciano fotografare, ma sono pronte ad alzare la voce con chi viola i loro posti di guardia o si avvicina troppo ai palazzi.

Sicuramente emozionante il cambio e sorprendente come il tutto avvenga in piena tranquillità con le guardie che si avvicendano e soli due poliziotti a dirigere gli spazi della folla.

Ci siamo poi incamminati verso la Sirenetta una statua che racconta la storia di un amore triste, quello scritto da Andersen.

La Sirenetta è una statua che si rivela malinconica e quasi “stressata” dalla tanta gente che la attornia e la avvicina per un selfie.


Questo il vero spettacolo davanti alla donna con le pinne. La realtà rende tutto più vero!


La giornata si è conclusa nel quartiere di Vesterbro noto per i locali a luci rosse e per la street art. Qui abbiamo potuto ammirare il progetto Westend Walls nato nel 2016 al fine di creare in città momenti di espressione artistica non convenzionali.

Colora la giornata il profilo voluto da Treze (Acidcollapse) & Malakkai, mantenuto sino ad oggi, anziché sostituito mensilmente, in memoria dell’autore Treze che nel 2017 è scomparso per una malattia.

Rendono tutto un po' misterioso gli occhi giallo acceso della donna di Jane Kildebro sulla quale, dopo un giro in bicicletta cargo (cosa da non perdere assolutamente!), il nostro viaggio è purtroppo volto al termine.


GIORNI 17 e 18 (il viaggio di ritorno)

Due giorni con sosta di una sola notte ad Hannover per ritornare in Lombardia.

Un po’ di malinconia nel lasciare tanti luoghi meravigliosi. In ogni caso non manca la gioia del sapere che i ricordi di queste giornate rimarranno con noi 4 per sempre.

Grazie a chi ci ha incoraggiato a partire. Grazie alla Danimarca, una terra piena di positività. Una Terra appunto per "ripartire" e "ricominciare".


"L’unica regola del viaggio è non tornare come sei partito. Torna diverso." cit.


#TiRaccontoDiAgosto2019

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