Gli Appartamenti Reali della Reggia di Monza. Un viaggio tra Storia e storie.

Vivere a Monza da 15 anni circa e visitare l’interno della Villa Reale per la prima volta soltanto oggi. Ricominciare così, dopo mesi dall’inizio della pandemia, a rivivere l’arte e la cultura. Una giornata di ferie dove io e miei due figli riusciamo a ritrovare, nella nuova “normalità”, quei momenti che da sempre ci divertono, ci arricchiscono e ci emozionano.

Il personale all’ingresso ci indica come utilizzare la biglietteria elettronica scegliendo la fascia oraria in cui accedere. Ci misurano la febbre. Ci offrono guanti. Prima di entrare igienizziamo le mani anche se, si sa, non potremo toccare nulla, come in ogni edificio storico.

Una ragazza espertissima ci fa da Cicerone, in esclusiva, visto che non ci sono altri visitatori e coinvolge soprattutto la mia piccola dandole la sensazione di essere all’interno di una storia. Ci perdiamo così tutti non solo in questa storia, ma anche nella Storia di queste prime 15 stanze (delle oltre 700 presenti!) che riaprono al pubblico.

Villa Reale era la residenza estiva del Re Umberto I e della Regina Margherita che stavano abitualmente a Roma. I loro appartamenti erano separati, come ogni matrimonio “combinato” dell’epoca.

I due cugini si erano difatti dovuti sposare perché deciso da altri. Questo nonostante l’amore che pare il Re avesse per la duchessa Eugenia Litta, più grande di lui di ben sette anni e da cui ebbe un figlio morto in tenera età, e nonostante un precedente ipotizzato matrimonio mai realizzatosi con la giovane arciduchessa Matilde d'Asburgo-Teschen che morì bruciata nel tentativo di nascondere una sigaretta alla sua governante ed incendiando il suo stesso vestito.

Il “matrimonio del Secolo” celebrato tra i due sovrani Umberto I e Margherita non fu tra i più felici nonostante l’arrivo di un figlio. Pare che la Regina, colto il marito in flagranza di tradimento, addirittura volesse tornare dalla madre, ma fu convinta dal suocero a “ripensarci” decidendo di considerare Umberto semplicemente il suo Sovrano e non il suo sposo. Che sia vero o no tutto quanto si dice della travagliata vita sentimentale della Regina Margherita, famosa anche per aver mangiato con le dita il pollo a Napoli e perché in suo onore furono inventate le ricette della torta, del panforte e della pizza (appunto “Margherita”), sicuramente è suggestivo immaginarla tra le stanze della Villa a fine Ottocento.

Immagino gli spostamenti da Roma a Monza con centinaia di bauli pieni di vestiti per abbracciare il fresco di questa città. La vedo passeggiare nell’enorme parco che, oggi, può definirsi il più grande parco naturale recintato d’Europa in cui, allora, il Re poteva dar sfogo alla sua passione per la caccia.

La Regina amava invece giocare a tennis. Aveva nei suoi appartamenti ampie stanze, una in particolare con vetri specchiati da cui poteva scrutare chi avrebbe ricevuto senza farsi vedere. La Regina amava farsi aspettare. La sua camera da letto era di circa 100 metri quadrati. Nessun armadio. La stanza con i vestiti e gli armadi numerati era altrove. Numerati per aiutare la servitù a trovare velocemente ciò che interessava tra i tanti abiti.

Notabile il bagno con ampie finestre, con una vasca profondissima, con un enorme specchio e uno scrittoio ricco di poesia.

Soffitti altissimi. Vasi. Maioliche. Quadri. Librerie in cui i volumi erano raccolti per autore e che lasciano oggi spazio alle stoviglie.

Lampadari sontuosi, uno solo originale rimasto.

Camini e impianti di riscaldamento. I primi dell’epoca.

Tavolini da gioco, di ebano, odiati dal Re e che venivano a lui nascosti prima del suo ingresso. Passaggi segreti tra gli appartamenti del Re e della Regina. Passaggi segreti, negli armadi del Re per uscire da quella Villa.

Le stanze del Re sono ancora più ricche di quelle della Regina e, grazie al fatto di essere state murate dal figlio Vittorio Emanuele III durante la Guerra, conservano tappezzerie ricamate a mano, dettagli d'oro, e intarsi in legno verde (e un tempo profumato) nel pavimento.

Le mura trasudano eventi non solo d’amore. Si respira anche l’assassinio del Re nei pressi della Villa nel 1900 da parte di un anarchico. Il Re fu portato poi sul suo letto e il suo corpo venne conservato nella vasca del suo bagno per giorni nell’attesa che suo figlio Vittorio Emanuele III tornasse da lontano. Questo avrebbe dovuto guardare il padre in volto per un’ultima volta prima della sepoltura. Brividi. E la fine del Re raccontata di getto da Pascoli nell’inno “Al Re Umberto”.

Un uomo definito anche “Re Buono” per aver soccorso personalmente i malati durante l’epidemia di colera e per aver approvato durante il suo regno il Codice Zanardelli con cui veniva abolita la pena di morte.

Ricordi sparsi degli appartamenti di Villa Reale dove la storia di una famiglia ha riempito di dettagli e aneddoti stanze e arredi. Speriamo di aver fatto viaggiare un po' anche voi e restiamo in attesa di poter presto visitare tuta la Villa per intero.

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