IGLOOS. Caldo, luce e successione aurea.

"IGLOOS": sostantivo inglese indicante le case di ghiaccio usate dagli eschimesi nel periodo invernale.


Se questa parola fino ad ora ha evocato in voi freddo, ghiaccio e vento, da quanto incontrerete Mario Merz e la sua arte sentirete altro. Il caldo della casa, la luce delle parole, le certezze dei numeri.

Fibonacci sparsi, frasi incisive, materiali tangibili.

L'igloo a delimitare e a confondere - o meglio a fondere -, spazi interni ed esterni.

L'igloo come metafora del modo in cui oggi l'uomo abita la terra.

Elementi concreti e contrapposti.

Materiali lisci, trasparenti, ruvidi, metallici, luminosi, taglienti, riflettenti, grezzi.

Una complessità semplice, ordinata, lineare.



31 spazi nello spazio, collegati tra loro da un filo logico. Sequenze di numeri (a partire dal terzo) generati ciascuno dalla somma dei due che lo precedono. La sensazione, osservandoli, che qualcosa li unisca e che qualcosa di importante coinvolga tutte quelle abitazioni. Emozioni, senso di accoglienza, senso di vuoto. Contrasti, ma mai sensazione di contraddizione. Domande. Scritte. Pensieri.


IGLOOS. Presso Pirelli Hangar Bicocca di Milano sino al 24 febbraio 2019, grazie alla Fondazione Merz. Una mostra che esalta la genialità dell'artista italiano che ha vissuto con intensità gli ultimi tre quarti dello scorso secolo.

Da non perdere.




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